
L’artista Noah Scalin ha creato un teschio gigante con le centinaia di fette di cervello raccolte e conservate con cura dal College of Physicians’ Mütter Museum di Philadelphia.




Il modello di analisi adottato dal Sole 24 Ore ha il pregio di considerare molteplici dimensioni, ad esempio il tenore di vita, i servizi per la salute, l’ordine pubblico, ecc., il che è corretto, dato che la nostra percezione di benessere è influenzata dai molteplici ambiti della nostra vita, che insieme concorrono alla percezione di benessere globale. Tuttavia, se osserviamo con più attenzione sulla base di quali indici viene misurata la qualità della vita, forse ci troveremo un po’ perplessi. Ad esempio, la qualità del clima è una dimensione che concorre alla percezione di benessere. Ma come viene misurata? Attraverso la differenza tra la temperatura registrata nel mese più caldo e quella registrata nel mese più freddo dell’anno! L’applicazione di questo criterio porta ad esempio ad attribuire alla provincia di Reggio Calabria il punteggio massimo di 1000 punti, e ad attribuire alle Province di Trento e Bolzano un punteggio che è circa la metà (579 e 574 punti). Si tratta in effetti di Province che per la localizzazione geografica e per la configurazione orografica presentano inverni molto rigidi, ma vogliamo dire che a Trento e Bolzano il clima influenza negativamente il benessere? Chi, in agosto, non desidererebbe fuggire dalla canicola della città per andarsi a godere il fresco delle Dolomiti?
Un altro indice molto controverso è il PIL. Si assume che una nazione ricca abbia anche una migliore qualità della vita. Riguardo questo tema, nel 1974 Richard Easterlin pubblicò un articolo: “Does economic growth improve the human lot?”, in parole povere: i soldi fanno la felicità? Easterlin, professore di economia all’Università della California meridionale, evidenziò che nel corso della vita la felicità delle persone dipende molto poco dalle variazioni di reddito e di ricchezza. Questo paradosso, secondo Easterlin, si può spiegare osservando che, quando aumenta il reddito, e quindi il benessere economico, la felicità umana aumenta fino ad un certo punto, poi comincia a diminuire, seguendo una curva ad U rovesciata. Il “paradosso di Easterlin” ha messo in crisi l'impostazione mondiale dei mercati indirizzati alla crescita misurata sulla base del PNL/PIL ed ha portato economisti e psicologi ad interrogarsi più approfonditamente su che cosa intendono le persone per "felicità". Se, infatti, raggiungere il benessere economico non garantisce una vita felice, il paradosso di Easterlin induce a riflettere su quali obiettivi e quale stile di vita è meglio perseguire e quali sono le prospettive di benessere sociale per una società che intenda mettere la persona e i suoi bisogni al centro di ogni decisione pubblica.
Questo dibattito trova nel lontano 1968 un input di grande respiro in un discorso tenuto all’università del Kansas dal candidato alla Presidenza degli Stati Uniti d’America Robert Kennedy:
“Non troveremo mai un fine per la nazione, né una nostra personale soddisfazione, nel mero perseguimento del benessere economico, nell' ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, né i successi del Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro Paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.”
Gli indici di qualità della vita sono tutt’altro che un gioco di classifiche: in Paesi come l’Australia e la Nuova Zelanda, le nuove leggi che il governo vuole varare vengono valutate anche in base all’impatto che determineranno sugli indicatori del benessere (Personal Wellbeing Index).
In Italia, l’Istat e il Cnel stanno lavorando per insegnare alle istituzioni un nuovo modo di pensare alla qualità della vita. Per capire se la gente sta bene o sta male il PIL non basta. È necessario integrare il PIL con altri indicatori, compresi quelli relativi alle diseguaglianze (non solo di reddito) e alla sostenibilità economica, sociale e ambientale. A questo scopo è stato istituito un Comitato di indirizzo incaricato di sviluppare un approccio multidimensionale del “benessere equo e sostenibile” (Bes).
Negli ultimi anni, le parole di Kennedy stanno trovando un’applicazione pratica e la qualità della vita comincia ad essere vista soprattutto dal punto di vista del benessere soggettivo. Nel Novembre 2011 l’Istat ha presentato i dati di un’indagine riguardo l’importanza delle dimensioni del benessere per i cittadini. Lo scopo della ricerca era quello di capire quanto le persone giudicano importanti, su una scala da 1 a 10, i vari aspetti della vita che contribuiscono al benessere personale. Ecco le medie dei punteggi attribuiti a ciascuna dimensione:
| Dimensioni del benessere | Punteggi medi |
| Essere in buona salute | 9,7 |
| Poter assicurare il futuro dei figli dal punto di vista economico e sociale | 9,3 |
| Avere un lavoro dignitoso di cui essere soddisfatto | 9,2 |
| Un reddito adeguato | 9,1 |
| Buone relazioni con amici e parenti | 9,1 |
| Essere felici in amore | 9,0 |
| Sentirsi sicuri nei confronti della criminalità | 9,0 |
| Il presente e il futuro delle condizioni dell’ambiente | 8,9 |
| Un buon livello di istruzione | 8,9 |
| Vivere in una società in cui ci si possa fidare degli altri | 8,9 |
| Istituzioni pubbliche in grado di svolgere bene la loro funzione | 8,8 |
| Servizi di pubblica utilità accessibili e di buona qualità | 8,7 |
| Tempo libero adeguato e di buona qualità | 8,5 |
| Poter influire sulle decisioni dei poteri locali e nazionali | 7,9 |
| Partecipare alla vita della comunità locale attraverso strutture politiche o associazioni | 7,1 |


Dopo una giornata passata in rete a cercare informazioni sul legame tra condanne per abusi sessuali e denunce esclusivamente basate sulle memorie dei presunti abusati, mi sono accorta della grave divergenza fra opinioni popolari e ricerca scientifica nel trattare questi casi. Premetto che le mie argomentazioni si riferiscono solo ai casi acclarati di falsi abusi sessuali, che sono una minoranza rispetto alle giuste condanne per pedofilia e abusi nei confronti di minori (che, tra l'altro, avvengono per la maggior parte in casa). Inoltre, per alcune testimonianze per le quali non è stato possibile trovare prove concrete, non possiamo concludere che si tratti di casi di falsa memoria. Queste riflessioni mi sembrano però doverose per far luce su casi giudiziari e mediatici che rischiano di distruggere le vite di persone innocenti.
(Per approfondimenti http://www.falsiabusi.it e giustiziaintelligente.blogspot.com)
Prendo come esempio le segnalazioni di casi di abuso di tipo ritualistico ai danni di bambini e di adolescenti: sono centinaia le persone che dichiarano di aver dovuto sottostare ad abusi sessuali durante riti satanici, partecipare ad omicidi di neonati o bambini durante messe nere, a false sepolture in cimiteri o chiese. Accuse di pedofilia, sacrifici umani, stupri in riti satanici, vengono sollevate da alcuni cittadini ed amplificate in modo martellante dai mass-media, a caccia di nuove streghe ed indemoniati, generando così una vera e propria isteria di massa. Una volta costruito il caso, in assenza di prove, le persone coinvolte (presunte vittime, legali, periti, giornalisti) sono spinte a cercare legittimazione alla loro narrazione: la mancanza di prove viene così supportata dalla teoria della cospirazione, ovvero qualcuno, nel frattempo, si è interessato a distruggere le prove. Così dicendo, non c’è necessità di fornire prove su quello che si dice. I mass-media fanno il resto, dando credibilità all’incredibile. L’isteria di massa porta alla nascita degli esperti di sette, pentiti che raccontano storie allucinanti, confessano di essere stati indottrinati ed ipnotizzati per anni. Ma come si fa a “svegliarsi” dopo anni? E se per tutti questi anni sei stato vittima senza capire nulla, chi ci assicura che per il resto della tua vita non sarai incline a cedere ad una nuova suggestione?
Per intenderci, il grado di certezza riguardo l’esistenza di sette sataniche che praticano riti simili sui bambini, è lo stesso per quanto concerne i casi di rapimenti alieni.
La divergenza nel trattare questi casi limite si riscontra anche tra due correnti in ambito psicologico: quella psicoanalitica e quella basata sulla ricerca scientifica. Gli psicoanalisti sono fermamente convinti che una memoria traumatica possa essere rimossa per molti anni e che possa riemergere nell’ambito della seduta psicoterapeutica. Questa convinzione è pienamente appoggiata dall’opinione pubblica, perfino i programmi televisivi che trattano questi casi eclatanti non mettono in dubbio la veridicità dei racconti delle vittime, anzi, trattano con disprezzo chiunque cerchi di verificare con prove obiettive la colpevolezza dell’accusato. La pratica del recupero di ricordi rimossi, punto di riferimento della psicoanalisi, è un concetto privo di validità scientifica, che può ingenerare una falsa memoria di un abuso non avvenuto e di conseguenza una denuncia di falso abuso sessuale.
Le sessioni di terapia dalle quali emergono false memorie di violenze sessuali fanno uso di diverse tattiche di pre-persuasione:
1) Creazione di un contesto favorevole alla denuncia attraverso l’insistenza su tre assunti reciprocamente collegati: a) l’incesto è molto più diffuso di quanto non si pensi; b) sette sataniche operano in segreto nel paese e praticano riti in cui si abusa di bambini e animali; c) le vittime di fatti incestuosi ne rimuovono la memoria anche per molti anni.
2) Diffusione di un gergo (concetti quali negazione, confini violati, incesto emotivo, codipendenza, recupero del rimosso) attraverso il quale viene condotta l’interpretazione dei fatti.
3) Stabilire che si presume che il soggetto abbia subito una violenza sessuale.
La seduta terapeutica consente l’impiego della più potente delle tattiche di persuasione: la persuasione autogenerata, il cui significato è stimolare e guidare il soggetto a generare un messaggio coerente con la diagnosi di violenza sessuale. Ad esempio, si può fornire al paziente una lunga lista di sintomi ipoteticamente rilevatori, es. Hai paura del buio? Non sai bene cosa vuoi?
Ma perché il paziente accetta la diagnosi di violenza sessuale? La presunta violenza diventa una stampella psicologica che consente di giustificare i propri fallimenti, inoltre, acquisendo questa nuova identità di vittima, la persona viene ricompensata e incoraggiata dal terapeuta.
È così che persone innocenti finiscono in carcere, o che nonostante l’assoluzione restano macchiate a vita dal sospetto e dalle calunnie popolari.
La ricerca scientifica sulle false memorie
Mentre per la rimozione non è stato ancora dato nessun supporto scientifico, dopo 30 anni di studi sulla distorsione della memoria, non c’è alcun dubbio che la memoria possa essere modificata tramite suggestione. Le persone possono essere indotte a ricordare il loro passato in diversi modi, addirittura a ricordare eventi complessi, che non sono mai realmente accaduti. Per esempio, Loftus e Pickrell (1995) hanno condotto uno studio molto interessante su alcune persone di età compresa tra i 18 e i 53 anni. Per ogni partecipante all’esperimento, è stato chiesto ai genitori di descrivere tre eventi reali che si sono verificati quando era bambino. Dopo di che, hanno fatto leggere al partecipante questi tre eventi, più un evento falso: “Da bambino lei si è perso in un centro commerciale ed è passato molto tempo prima che si potesse ricongiungere con i suoi genitori”. Ai soggetti è stato detto che il racconto degli eventi era stato fornito dai suoi genitori e, nel corso di tre interviste successive, tenute a cadenza settimanale, è stato chiesto loro di richiamare alla memoria ciascuno di questi quattro episodi. Il risultato è sconcertante: il 25% dei partecipanti credeva di essersi davvero perso in un centro commerciale da piccolo, il falso evento fu addirittura raccontato con dovizia di particolari. In ricerche successive, sono state indotte con successo altre false memorie, ad esempio, essere stato portato all’ospedale per un’infezione all’orecchio, aver versato una ciotola addosso ai genitori della sposa ad un matrimonio, essere rimasto incastrato con la mano in una trappola per topi e perfino aver assistito ad una possessione demoniaca (per una rassegna, vedi Lindsay, Hagen, Read,Wade, & Garry, 2004). In tutti questi studi i ricercatori si sono accertati che i falsi eventi non fossero veramente accaduti nella vita dei soggetti. Alcuni autori più pignoli hanno scelto eventi che sicuramente non sarebbero mai potuti accadere. Mazzoni e Memon (2003) hanno detto ai loro partecipanti di aver subito un trapianto di pelle da piccoli, durante una procedura medica di routine. I ricercatori hanno scelto proprio questo evento perché si trattava di un tipo di operazione che non veniva eseguita sui bambini nella nazione dove è stata condotta la ricerca.
I risultati delle ricerche ci dicono che è possibile che un individuo sia sinceramente convinto che nella sua vita si sia verificato un evento che in realtà non è mai avvenuto, tuttavia non è possibile distinguere fra ricordi reali e falsi senza l’ausilio di verifiche indipendenti. Occorre allora guardare con diffidenza ai programmi televisivi che trattano di casi di bambini vittime di abusi sessuali ritualistici e sette sataniche. Ricordiamoci che la televisione non persegue la verità, ma ambisce all’aumento degli indici di ascolto! Ricordiamoci anche di diffidare di un certo tipo di psicologia, che si permette di sentenziare verdetti senza alcuna base scientifica in grado di corroborare la realtà dei fatti.
References
L’età della propaganda. Pratkanis, Aronson (2003)
How to tell if a particolar memory is true or false. Bernstein, Loftus (2009)

Guarda il + nel centro dello schermo. Dovresti iniziare a vedere un punto verde che ruota intorno al cerchio. Questo punto verde è un’illus...